An Early Bird – Diviner (Greywood Records, 2021)

[2704 battute]

L’ultima recensione che scrissi su Storiadellamusica, ormai quasi un anno fa, fu proprio su Echoes Of Unspoken Words (67/100), seconda prova di Stefano De Stefano con l’alter ego di An Early Bird: ha dunque un proprio senso, per quanto autoreferenziale, inaugurare la nuova stagione di 1500-3000 ripartendo dalla penna dell’ex leader dei Pipers, che con Diviner – terzo disco lungo in appena quattro anni, questa volta licenziato per la tedesca Greywood – consolida la transizione da un suono intimamente legato all’estetica folkish verso un approccio più scopertamente pop.

Per quanto la ballata pianistica a climax ascendente tipica di certi Travis o degli ultimi Aereogramme (Fishes In The Ocean) possa non rientrare nell’attuale gusto del pubblico generalista, da ascoltatore imparziale sfugge il motivo per cui il cantautore partenopeo non abbia ancora acquisito la notorietà generalista che meriterebbe. Rispetto al già apprezzabile Echoes Of Unspoken Words, inoltre, Diviner è non solo melodicamente più solido, ma anche impreziosito da una produzione migliore (pulito e nitido l’interplay fra layer vocali e strumentali) e da alcuni tra i migliori brani di sempre del canzoniere di An Early Bird: il gusto personale di chi scrive fa riferimento, ad esempio, allo scheletro beatlesiano di One Week (catturato fra tumidità cantautorali novantiane e proiezioni massimaliste), al ritornello romantico in libera uscita di Go All Out e alla conclusiva Angela, scontornata da un discreto quanto efficace arrangiamento per archi sintetici (sperando che un budget diverso ne permetta presto una conversione analogica).

Dove Diviner sembra ancora esporre il fianco sono, curiosamente, proprio quei frangenti in cui i toni del discorso si fanno più massimalisti e formulaici (mainstream? Lo avete detto voi), perdendo in sfumature ciò che acquisiscono in immediatezza. Come testimoniano due di questi segmenti spesso il problema è a monte, nella codifica e nell’esplicitazione della loro filiazione più diretta: Holding Onto Hope è, in sostanza, una variazione sul tema di una vecchia hit dell’olandese Mr Probz, Waves (notissima in Italia per un successivo remix di Robin Schulz), mentre Mulholland Drive sembra scivolare sugli stessi accordi acustici di un altro tormentone frantumaclassifiche di qualche tempo fa, Renegades degli X Ambassadors.

A Stefano De Stefano non mancano certo ambizione e talento per regalare a Diviner un successore in grado di superarne le rimanenti aporie. L’attenzione del cantautore, tuttavia, sembra per il momento essersi spostata su un nuovo alter ego, Rosaroll, che potrebbe finalmente aprirgli le porte delle classifiche italiane. An Early Bird se lo augura, e noi con lui.

Tracklist: Help Me Shine • Fishes In The Ocean • Prayers In A Temple • Bad Timing • Holding Onto Hope • One Week • Go All Out • Mulholland Drive • Under My Skin • Angela

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70/100

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