Giardini di Mirò – Del Tutto Illusorio (42 Records, 2021)

[2912 battute]

Non ho mai fatto mistero che l’entità cui ci si riferisce nominalmente come Giardini di Mirò risponde, dalla mia prospettiva, ad almeno tre accezioni ben distinte fra loro: il gruppo dei dischi in proprio, quello delle esibizioni live, quello delle colonne sonore (vere o presunte tali). Per quanto riguarda il primo punto, forse per astratte e tutto sommato incomprensibili incompatibilità epidermiche, non sono mai stato un estimatore della produzione originale della band di Cavriago, nemmeno ai tempi del loro esordio lungo che, obiettivamente parlando, coincide col loro zenith creativo (Rise And Fall Of Academic Drifting, 2001; 65/100). Questo non mi ha comunque impedito di assistere a due concerti (mancandone un terzo, alla gloriosa edizione 2010 dell’Indipendelta, per pura casualità) in due fasi storiche piuttosto diverse della loro carriera artistica: nel lontano 2007, nel tour di supporto al modesto Dividing Opinions (2007; 58/100), fu un’esperienza annacquata e piuttosto deludente, mentre nel 2019, portando sul palco l’assai disomogeneo Different Times (2018; 55/100), prevalse una certa retrospettiva emozionalità, ben evidenziata da un materiale divenuto nel mentre classico. Ad appassionarmi realmente è, tuttavia, il terzo filone: anche senza contare lo score composto per il peculiare unicum registico del compianto Libero De Rienzo, Sangue (2006; 74/100), le sonorizzazioni di Rapsodia Satanica (2014; 77/100) e, prima ancora, de Il Fuoco (2009; 81/100) rimangono tra gli esempi più fulgidi di post rock tricolore ‘evoluto’ (altresì detto: quello che l’orchestrazione dà, la destrutturazione toglie).

Ascoltare oggi Del Tutto Illusorio, disco breve (500 copie numerate in vinile trasparente) contenente un’unica suite registrata a spezzoni fra ottobre 2020 e aprile 2021, ha il grande pregio – in maniera curiosamente simile allo straordinario e misconosciuto EP dei Meganoidi And Then We Met Impero (2005; 83/100) – di abbattere questa lunga serie di persistenti steccati mentali. Ideologicamente ispirato ad un passaggio di un saggio di Enrico Berlinguer, Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile (pubblicato sulle pagine di Rinascita in tre puntate, fra il settembre e l’ottobre del 1973), il brano omonimo compensa in fluidità cinematica quanto, inevitabilmente, difetta in innovazione: è nella transizione dalla canonica serpentina chitarristica mogwaiana d’apertura alle sfrangiature wave del successivo muro di suono, nelle dense brume ambientali che si compattano in un assalto vecchio stile all’arma bianca prima di recedere – con dolente grazia da thrēnos funebre – in una raccolta coda cameristica per fiati e glockenspiel che i tre gruppi di cui sopra si rinsaldano in un sol corpo e disegnano, con precisione chirurgica, un affresco sonoro di ammaliante eleganza.

Debutto live il 10 ottobre 2021 al Teatro Farnese di Parma, nel cartellone del festival Il rumore del lutto.

Tracklist: Del Tutto Illusorio

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70/100

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