Melvins – Working With God (Ipecac Recordings, 2021)

[2579 battute]

Era da quasi tre anni che i Melvins non rilasciavano un LP in studio a loro nome: un’eternità, per un gruppo che nell’ultimo decennio aveva preso a sfornare nuovo materiale con la predicibile costanza di una catena di montaggio (e questo senza nemmeno provare a contare i vari side projects). Certo: in mezzo ci sono stati comunque almeno una nutrita serie di 10” condivisi con nomi storici del rock americano ‘altro’ degli anni ’80 e ‘90 (Flipper, Mudhoney, Redd Kross i primi a venire in mente), il secondo disco solista di King Buzzo cofirmato dal prezzemolino Trevor Dunn (Gift Of Sacrifice; 64/100) e, dopo l’uscita di cui si parlerà in questo spazio, la pantagruelica antologia acustica Five Legged Dog, con cui la band di Montesano, WA rivisita in 36 tracce una carriera ormai prossima ai quarant’anni. Sta di fatto, però, che Working With God, dove per la prima volta dal mediocre Tres Cabrones del 2013 (54/100) compare all’opera la formazione denominata Melvins 1983, è a tutti gli effetti il ventiquattresimo capitolo lungo dell’infinita saga melvinsiana: sfortunatamente, come troppo spesso negli ultimi tempi, non una distinzione d’onore.

Pur non raggiungendo gli abissi di Basses Loaded (2016; 52/100) o del tremendo doppio A Walk With Love And Death (2017; 48/100), Working With God non riesce a mantenere i discreti standard del precedente Pinkus Abortion Technician (2018; 65/100) che, pur senza inventarsi nulla, aveva comunque dalla sua qualche pezzo ben riuscito. In due momenti, a dire la verità, pare rinfocolarsi l’entusiasmo dell’âge d’or novantiana: Bouncing Rick è un missile doomish sorretto da un marmoreo riff d’eccezionale dinamica, mentre Boy Mike è una rasoiata ipersatura vandalizzata da sfregi noise.

Il resto, che sia il passo di marcia militare di Negative No No frastagliato dalle sospensioni dei piatti di Mike Dillard, le consuete riletture southern della lezione sabbathiana (Caddy Daddy), interlocutorie sciocchezzuole punk (Brian, The Horse-Faced Goon), gonfi e tracotanti show off power rock sotto steroidi (The Great Good Place) o mammut sludge screziati da arabescati volteggi impro jazz d’archi in sottofondo (Hot Fish), intrattiene degnamente ma funziona sino ad un certo punto.

Ancora una volta, troppi i momenti morti e gli stacchi demenziali, alcuni comunque esilaranti (la beachboysiana I Fuck Around), altri semplicemente inutili (Good Night Sweetheart) o addirittura fastidiosi (la rivisitazione di You’re Breakin’ My Heart di Harry Nilsson nell’accoppiata 1 Fuck You / Fuck You).

Ma questo, ormai, è quel che passa il convento.

Tracklist: I Fuck Around • Negative No No • Bouncing Rick • Caddy Daddy • 1 Brian, The Horse-Faced Goon • Brian, The Horse-Faced Goon • Boy Mike • 1 Fuck You • Fuck You • The Great Good Place • Hot Fish • Hund • Good Night Sweetheart

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58/100

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