All hail English post-punk! (2) / Black Country, New Road – For The First Time (Ninja Tune, 2021)

[2739 battute]

Lo ammetto: un disco d’esordio la cui tracklist è per due terzi già nota al grande pubblico prima della data ufficiale di release è una tattica promozionale d’illustre tradizione e di grande acume. Ancor più se i suoi firmatari – giovani, belli, colti, preparati, ben inseriti negli ingranaggi dell’underground (contro)culturale d’Oltremanica – incarnano tutti i pregi e i difetti delle eterne new sensations del rock anglosassone: un po’ velleitari bohemienne, un po’ influencer artistici lato sensu, un po’ fedeli ascoltatori e sinceri appassionati di una tradizione post (rock, -punk) che negli ultimissimi anni sta conoscendo una nuova ed insperata giovinezza. Sembrerebbero le stesse parole poco edificanti che avremmo potuto rivolgere ai scombiccherati alfieri della new-new wave al tempo spinta da NME, ma v’è una differenza sostanziale: i Black Country, New Road sono dannatamente bravi e For The First Time, la loro prima antologia lunga, un disco prezioso da ascoltare, riascoltare e ricordare.

Teatrali e a tratti cervellotici come gli inseparabili compagni di merende black midi (ma senza il caos centripeto tecnicamente superiore che governa il loro songwriting), sfrontati e spiazzanti come gli Squid, i Black Country, New Road sembrano capitalizzare al meglio tutti i vantaggi che la loro formazione allargata a sette membri garantisce: un pregevole lavoro di fino sugli arrangiamenti, una tensione naturale alla polifonia stilistica, una sottile ma permanente (e pervasiva) dialettica strumentale. Se la nuova versione di Sunglasses è particolarmente esaltante, specialmente nella fluida successione dei rovesciamenti di fronte (dall’estatico arpeggiato slintiano espulso dalla supernova noise d’apertura al selvaggio cerbero no wave della seconda metà, la Gestalt rimane unica), i momenti da ricordare rimangono numerosi anche a distanza di parecchi mesi dal primo approccio: la predilezione di chi scrive va al turbinante carosello post-klezmer-rock dell’iniziale Instrumental, al minimalismo morse di Science Fair sfrangiato da austere folate orchestrali e infestato da ossessive serpentine elettroniche e, infine, all’ovattata ed introspettiva levità indie-emo di Track X, racchiusa in un perlaceo esoscheletro cameristico (in grande rilievo qui il violino di Georgia Ellery, già nei Jockstrap, e il sax di Lewis Evans).

Per comprovata esperienza posso confermare che a vent’anni è già difficile far quadrare strofe e ritornello di un pezzo punk: figurarsi debuttare su Ninja Tune con un disco che si chiude con una trenodia math-klezmer sospesa fra lamentosi melodismi e rabbiosi rigurgiti elettrici (Opus). Un ritorno camuffato alla stagione del RIO? Solo il tempo potrà dirlo. Il momento, intanto, è promettente assai.

Tracklist: Instrumental • Athens, France • Science Fair • Sunglasses • Track X • Opus

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80/100

2 pensieri riguardo “All hail English post-punk! (2) / Black Country, New Road – For The First Time (Ninja Tune, 2021)

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