All hail English post-punk! (3) / Squid – Bright Green Field (Warp Records, 2021)

[2806 battute]

Il sintagma che ricorre con più frequenza, nelle recensioni di Bright Green Field, è ‘manifesto generazionale’. Il lettore curioso potrebbe legittimamente chiedersi a che generazione ci si stia riferendo nel concreto e per quali motivi l’attesissimo esordio lungo degli Squid, uscito (su Warp!) appena una manciata di mesi fa, dovrebbe aver già assunto nel mentre lo status del documento storico. Si può scegliere di rispondere scegliendo di non rispondere. Personalmente parlando, v’è un’immagine che scorre ciclicamente davanti agli occhi e che – forse per contatto metonimico, indotto da una delle cover più genuinamente uncanny degli ultimi tempi – sembra riassumere al meglio il senso della missione del giovane quintetto di Brighton: una fila interminabile di automobilisti, fisionomie in gran parte sovrapponibili a chi si avventurò nelle notti frizzanti d’inizio estate per il piacere di una birra al pub in compagnia, oggi alla spasmodica caccia di benzina. Socialità pubblica e straniamento individuale, iperconnettività e isolamento, ultra-realismo e distopia: un gioco degli estremi che, nei brani proteiformi della tracklist di Bright Green Field, si contrae in un punto di densità infinita.

Se accettate di collezionare domande inevase, non temete le sfide e alla composizionalità dell’insieme preferite i dettagli escheriani, Bright Green Field è un disco che fa per voi. Swingando su un’eburnea cassa dritta in 4/4, vi sembrerà che in Narrator il cantante e batterista Ollie Judge stia venendo sopraffatto da una crisi di nervi: impressione ridicolizzata dagli abissi luciferini (great gig in hell?) in cui l’ospite Martha Skye Murphy trascina il brano, trasformandolo da angolare no wave matematica a furibonda pantomima galásiana.

Altrettanto audace la resa di Boy Racers, funk talkingheadsiano stordito dall’etere e polverizzato da monumentali manipolazioni electro-industrial.

I don’t go outside, outside, outside / I’ve got flagpoles firmly in my sights” è il nevrotico urlo strozzato della conclusiva Pamphlets, puntinistica narrazione punk-funk i cui layer di suono, ingigantitisi col passare dei minuti, vanno a plasmare la silhouette di un’operetta cameristica rivestita di abrasioni noise.

Lavorare con (relativamente) poco per puntare a risultati massimali: così la doppietta Paddling (Gang Of Four fonosimbolici tetsuianamente impiantati su torso motorik) / Documentary Filmmaker (isterie a tempo di arrangiamenti bandistici), così anche i coni d’ombra che una lamentosa sezione di fiati proietta tra le intersezioni chitarristiche in slow motion di Global Groove.

Lanciare occhiate di sguincio ad un mondo stravolto nel bel mezzo di una vecchia parata sovietica per il primo maggio: niente male come cancellazione collettiva del futuro. Bentornato imperfettivo, benvenuti Squid.

Tracklist: Resolution Square • G.S.K. • Narrator • Boy Racers • Paddling • Documentary Filmmaker • 2010 • The Flyover • Peel St. • Global Groove • Pamphlets

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80/100